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While my guitar gently weeps

Fabio Novembre Oggi ho scoperto che il mitico Leo Fender, considerato l’Henry Ford degli strumenti musicali, faceva il contabile e non sapeva suonare la chitarra. Qui abbiamo Renato Ruatti che fa l’architetto, Gianni Melis che insegna inglese e Mauro Moja che fa il caporeparto all’Aermacchi. Comuni passioni e fortunate coincidenze li hanno uniti per dar vita a una limitatissima produzione artigianale caratterizzata da un corpo in alluminio e formalmente ispirata alla storica Fender Telecaster.

Fabio Novembre, (Italia, 1966) architetto.
Si laurea nel 1992 al Politecnico di Milano, città dove abita e ha studio. Si occupa prevalentemente di architettura degli interni (“spazi da indossare”) e design. Nel 1995 pubblica “A sud di Memphis”. Tra i suoi lavori più recenti, gli showroom Meltin’Pot e Stuart Weitzman di Milano (vedi anche A 471 e A 474 / 2007).

Gianni Melis Per essere precisi volevamo unire la linea essenziale della Telecaster con il corpo di metallo della National. Le chitarre di metallo avevano infatti un’amplificazione naturale ed erano usate come chitarre elettriche ante-litteram per alzare il livello del suono quando si suonava in gruppo.

F.N. La vostra scelta di riadattare il metallo per uno strumento già amplificato è un cortocircuito teorico.

Renato Ruatti Sai, è difficile disegnare uno strumento, alla fine gli strumenti sono quello che sono. E allora abbiamo iniziato ridisegnandone uno classico, un po’ come ai tempi dell’università in cui ti armavi di bindella per rilevare l’architettura classica. Poi la ridisegnavi, ci pensavi su e lentamente te ne impossessavi. I primi esperimenti sono stati in ottone, finché abbiamo trovato nell’alluminio tutte le caratteristiche di cui avevamo bisogno.

Noah, (Italia, 1993).
Gruppo formato a Milano, Italia, da Renato Ruatti (architetto), Gianni Melis (professore di inglese) e Mauro Moia (caporeparto di Aermacchi).

Livio Magnini Gli strumenti sono il riflesso delle intenzioni del musicista. Uno che vuol fare rock senza discostarsi dalla tradizione adotta uno strumento dogma. Se invece ti senti uno sperimentatore cerchi qualcos’altro, che non è necessariamente meglio o peggio, semplicemente ha delle caratteristiche timbriche differenti.

Livio Magnini, (Italia, 1973) musicista e campione del mondo di sciabola nel 1992 a Denver.
Vive a Milano, Italia. Dopo aver suonato con i Bluvertigo, fonda nel 2003 il gruppo musicale / progetto Jet Lag.

F.N. Saturnino prima mi diceva che in sala d’ incisione si porta almeno una dozzina di bassi ma poi si trova ad usare sempre soltanto il vostro. Come si fa a raggiungere un timbro personale?

G.M. Abbiamo lavorato con musicisti che hanno superato la fase dello strumento dogma. Ci è servito per capire i nostri punti di forza. Per esempio i pick up installati sul corpo di alluminio scavato eliminavano il tipico ronzio.

R.R. Lo strumento era silenzioso! Lo feci vedere a un liutaio perplesso chiedendogli se era una cosa buona o cattiva. Sta di fatto che era una assoluta novità: un single coil senza ronzio.

F.N. Ho letto che l’alluminio è il terzo elemento in ordine d’abbondanza sulla crosta terrestre ma che, per difficoltà produttive, fino alla fine dell’800 costava più dell’oro… Adesso invece quando sono richieste caratteristiche di leggerezza, durata e resistenza, diventa quasi una scelta obbligata.

R.R. Eppure non immagini la resistenza dei musicisti nei confronti di un materiale non tradizionale. Siamo riusciti a far passare l’alluminio attraverso il cavallo di Troia della Telecaster.

F.N. Ma l’iconoclastia non è la base del rock’n’roll? Come è possibile che l’innovazione debba mimetizzarsi per riuscire a passare?

L.M. Nella musica, se sei un innovatore e non sai mimetizzare il tuo essere avanti, rimarrai sempre quello stimato dai colleghi musicisti ma senza un vero riscontro sul pubblico. Il tuo essere avanti sarà inutile.

G.M. Per scoprire Jimi Hendrix c’è voluto un grande mainstream come Paul McCartney. E adesso Muti dice che Hendrix è paragonabile a Wagner…

F.N. In ogni caso io progettualmente ci leggo un superamento della stessa Telecaster. È come se foste andati all’essenza per sottrazione di elementi inutili. È un atteggiamento interessante che mi piacerebbe vedere come riesci a tradurre nella tua professione di architetto.

R.R. Queste sono le foto del centro ricerca di un cementificio che ho progettato in una cava dismessa. Un volume parallelepipedo che volevo realizzare in calce armata. Usare la calce in maniera strutturale sembrava un’eresia, ma poi sono andato dal mio ingegnere il quale mi ha dimostrato che assimilando la calce a un cattivo cemento si poteva realizzare. Un oggetto semplice, per certi versi antico e che respira.

F.N. Leggere il volume in pianta con le curve di livello della cava è come rivedere la cassa di alluminio scavata dei vostri strumenti con un pick up intelligente che si innesta sul territorio per amplificarlo.

R.R. Mi sono recentemente imbattuto nello studio di una università americana sulla proporzione tra fianchi e bacino del corpo femminile. Esiste un rapporto ideale che determina l’attrazione maschile al di là delle caratteristiche etniche e dei modelli culturali. Le curve della Telecaster, nella versione allungata del basso, rispecchiano quasi fedelmente quei valori.

F.N. Lorenzo Palmeri è un giovane designer che ha bussato alla vostra porta con un progetto in cui si provava a rimettere in discussione il dogma formale…

Lorenzo Palmeri Io infatti non sono partito da forme femminili per progettare la mia Paraffina Slapster. Ho indagato la gestualità. Sono arrivato a brevettare una soluzione sostitutiva della leva che si potesse schiacciare con l’avambraccio. I musicisti tendono a indossare lo strumento, e la soluzione atipica dell’impugnatura ha fatto incuriosire persino Lou Reed che ne ha acquistata una.

Lorenzo Palmeri, (Italia,1968) architetto.
Vive a Milano, Italia. Si occupa di progettazione, per quanto riguarda il design e l’architettura, ed è attivo nel campo della composizione e produzione musicale.

L.M. Anche in questo caso, però, non si tratta di iconoclastia, infatti la forma ricorda una cetra o una lira. Nel tentativo di evolvere si è tornati a un riferimento ancora più classico. Anche se c’è la paletta che la fa sembrare un po’ una spada, una katana.

R.R. L’immaginario del musicista è legato a una serie di suggestioni che nascono prendendo in mano lo strumento. Questa ossessione per le spade non è casuale, mi ricordo che quando è nato il basso per Saturnino lo abbiamo chiamato Excalibur.

Saturnino Celani Ogni volta che vengo nel laboratorio Noah mi sento come Uma Thurman in Kill Bill quando incontra Hattori Hanzo per commissionargli la spada delle spade!

Saturnino Celani, (Italia, 1969) bassista.
Vive a Milano, Italia. È considerato dalla critica uno dei migliori bassisti sulla scena internazionale.

L.P. Livio era addirittura uno schermidore professionista.

L.M. Per dire la verità, sono anche stato campione del mondo di sciabola…

F.N. Ma allora possiamo considerare le chitarre come delle armi non convenzionali?

G.M. Per certi versi sì, pensa che spesso la chitarra viene chiamata axe, ascia, e in un certo tipo di musica viene addirittura impugnata con quell’idea.

L.M. Il chitarrista solista per eccellenza viene chiamato axe-man. Il termine tagliente in musica è usato moltissimo e può avere una connotazione negativa quando il suono è troppo acido e infastidisce l’orecchio, o positiva quando in mezzo a una base il suono viene fuori, si ritaglia il suo spazio.

Tre domande a Lou Reed

Davide de Blasio: A vederti suonare sul palcoscenico, la chitarra sembra essere un partner perfetto per te... Cosa ti aspetti da questa chitarra?

Lou Reed Mi aspetto un equilibrio perfetto, un minor peso grazie all’interno cavo e l’eccellenza dell’alluminio aeronautico lavorato a macchina. Mi aspetto un timbro unico per pulizia, purezza, sustain e durata. Mi aspetto un manico perfetto. Mi aspetto la Telecaster del futuro ”sposata” a una National steel.

Lou Reed, (USA, 1942) poeta, musicista.
Vive a New York, USA. Con John Cale è stato l’anima del gruppo Velvet Underground. Nel 1972 lascia il gruppo per esordire come solista. Il suo secondo lavoro, “Transformer”, viene prodotto da David Bowie. Lou Reed è stato recentemente in italia con il tour “Berlin”.

D.d.B. Alcuni anni fa ho cominciato a produrre per te una cinghia esclusiva per le tue chitarre. Parlando di design e di stile, che cosa ci riserva il futuro: la produzione di massa o la personalizzazione?

L.R. Naturalmente per la massa ci sarà sempre la produzione di massa e dopo tutto le Fender originali erano certo di questo tipo. Il fatto è che se fossero sufficienti i componenti e i materiali migliori, qualsiasi buon liutaio sarebbe in grado di fare questi strumenti. Tuttavia qui c’è spazio per la magia e nessuno sa da dove questa arrivi. È strano cosa rende “grande” una chitarra. Le cinghie Tramontano, per esempio, sono ancora un po’ troppo larghe e necessitano di un po’ più di imbottitura sullo spallaccio. Quando un oggetto di design entra nella realtà c’è bisogno di un’ulteriore evoluzione. Per esempio la parte interna del lato basso della cinghia potrebbe contenere un alloggiamento per i plettri.

D.d.B. Quando ti ho portato la prima Noah nel backstage della prima di “Berlin” a NYC, probabilmente hai pensato … un’altra chitarra… e poi?

L.R. …e poi l’ho portata a casa e sono rimasto sorpreso quando ho scoperto che era una delle “grandi” chitarre. Sotto ogni punto di vista. I pickup su quella chitarra erano fantastici su QUELLA chitarra. Si ottiene la gamma sonora di un pickup a circuito attivo anche se non lo è. Manico perfetto, equilibrio, timbro, c’è tutto. Ho visto altri tentativi con corpi di metallo, ma li ho sempre trovati assurdi. Ma questa è eccezionale e potrebbe essere l’unica chitarra che “devi” avere. È un gioiello contemporaneo. Ho la fortuna di possedere non una ma due chitarre Noah.

Davide de Blasio, (Italia, 1958) designer.
Vive a Napoli, Italia. È il patron di Tramontano, azienda che dal 1865 produce borse, valigie e oggetti in pelle “su misura” per personalità internazionali: Amico di Lou Reed da anni, gli ha regalato la prima Noah.

Intervista di Davide de Blasio

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