Chitarre di alluminio
Ma non ci fanno le pentole?
La musica e il metallo, un abbinamento sempre più riuscito.
I CHITARRISTI
I chitarristi, lasciatemelo dire, sono incontentabili, e la maggior parte delle volte sono anche dei veri integralisti capaci di lanciarsi in sanguinose crociate in difesa della casa madre cui decidono di appartenere. Però, da chitarrista, credo che essere incontentabili sia un diritto sacrosanto (visto che le paghiamo anche - le chitarre -). In quanto all'essere integralisti, quasi tutti sono per fortuna abbastanza "eretici" da imbracciare con fervore altre fedi a sei corde incontrate a qualche concerto o a casa di un amico o dal proprio "spacciatore" di fiducia (quello disposto ad accettare cambiali o che vi passa l'ultimo pick-up che ha proprio quel suono che vi manca). Proprio da uno di questi "spacciatori" un paio di anni fa, sono stato avvisato che c'era una nuova chitarra da provare, di alluminio. Di alluminio? Ma non ci fanno le pentole? Io poi che sono anche più incontentabile degli altri ho subito pensato, peserà in quintale e poi la vibrazione del legno chi me la da? Però lo spacciatore, facendo leva sulla mia dipendenza è riuscito a farmi arrivare nel suo retrobottega. E così mi sono ritrovato in una saletta prove, con tutte le sue cosine a posto, e di chitarre ce n'erano tre. Di alluminio.

William Marino

Assieme alle chitarre c'erano due tizi che un po' avevano la faccia dei papà il giorno dell'esame di quinta elementare della figliola e un po' la faccia di quelli che "vediamo questo qui cosa sa suonare". Una delle chitarre è quella che vedete in questa pagina con le scene hawaiane (ho scoperto che ci sono anche gli estimatori). Il modello è una telethinline appena più sottile di quella in legno; monta un manico in acero con tastiera in palissandro con una bombatura media. Meccaniche Fender. Il pickup al ponte è un SD flatpoles hot, un onestissimo single coil. Al manico un SD hot rails humbacker. I comandi di tono e volume sono quelli classici (dome knobs) la manopola dei toni comanda un push-pull che "splitta" il suono dell'humbacker. Lo switch rimane quello classico a tre posizioni. Ma quello che mi incuriosisce è il ponte. Un Hipshot Trilogy, che permette di impostare tre diverse note per ogni corda. il marchingegno si aziona con delle levette. L'ho visto poche volte montato e non l'ho mai usato. L'altra è pure un modello tele solo che è lucidissima ed essenziale, non c'è pickguard e i controlli sono montati direttamente sul piano armonico; i pick-up sono un SD hot rails humbacker al manico e un SD Little '59 humbacker al ponte. Il manico è in acero , la tastiera pure; meccaniche Grover. Il ponte è quello standard. Al posto della manopola dei toni c'è un piccolo switch per splittare gli humbacker: i due tizi mi spiegano che è un'idea di Marco Colombo, chitarrista milanese (suona con la Nannini), a lui le chitarre piacciono "spartane".

L'INTERVISTA

 

Intervista ai Costruttori
Giovanni Melis - Mauro Moia - Renato Ruatti

DOMANDA: Come vi è venuto in mente l'alluminio? 
RISPOSTA: Cercavamo un metallo che fosse più leggero e gradevole del ferro e dopo diversi tentativi abbiammo trovato queste lastre di alluminio aereonautico che era possibile scavare con una macchina a controllo numerico (ndr una fresa controllata da un programma su computer). Così è possibile ottenere un corpo con camere tonali molto ampie e senza saldature. L'abbiamo scelto anche perché la lastra ha una struttura a fibre longitudinali che sembrano fatte apposta per uno strumento musicale. 
D- Perché il metallo?
R- Perché ci piacciono le National
D- Perché costano così tanto?
R- Perché lavorare una lastra di alluminio di 20 Kg per 4 cm di spessore con il grado di precisione che serve per fare una chitarra è un procedimento lungo e difficile, il programma che dobbiamo compilare per controllare la fresa è complesso e deve essere verificato e testato in ogni sua parte. Poi quando la macchina ha finito inizia il lavoro di finitura a mano e lavorare l'alluminio non è come lavorare il legno... 
D- Perché le chitarre?
R- Perché le chitarre sono oggetti che suonano e noi volevamo fare una chitarra che suonasse con una voce sua, e poi perché le chitarre fatte bene servono: sono piacevoli da suonare. 


Potete contattare i costruttori visitando il sito Internet NOAH

 

LE CHITARRE

 

Dal classico all'hawaiano

La terza è un modello tele "classico" con pickguard in madreperla bianca. Manico in un solo pezzo di acero. Monta due SD hot rails humbacker con un push-push per lo switching dei pick up.Provo subito quest'ultima e il peso è familiare: è quello di una tele (un po' più di una vintage un po' meno di una nuova). L'alluminio è meno freddo di quanto pensassi e non ci sono spigoli, la raggiatura del bordo della cassa è gradevole come quella del modello in legno. Le corde sono 010 e l'action è mediobassa. La provo senza effetti con un piccolo combo di marca sconosciuta (da incontentabile mi riprometto di tirarla un po' col mio Mesa) Il suono pulito e la risposta fedele al tocco si notano immediatamente. I bassi sono più ricchi di quanto normalmente succeda con questo tipo di chitarra e gli acuti hanno un sustain decisamente inaspettato, alla faccia delle pentole! Mi accanisco tirando un po' di note alte e i due tizi con la faccia da papà si illuminano neanche se fosse Natale, in effetti la chitarra regge bene e mantiene una bella voce chiara. Provo quella con le palme (l'hanno chiamata Slidecaster): un pò più pesante e avrei preferito delle chiavi più affidabili, l'action è media, adatta a uno slide leggero; la provo con l'accordatura di RE ( quella DADGAD) switch sul single coil al ponte. Da come viene fuori sembra che il suono slide sia nel DNA dello strumento. Ma la cosa che mi colpisce di più è che il single coil non ronza neanche a spintoni. Incattivisco un pò il suono con il combo aggiungendo anche un pò di reverbero e la Slidecaster reagisce al gioco duro come una professionista, in più innesca non appena glielo "chiedo". La provo con l'hot rails al ponte e accordatura standard (con l'Hip Shot è un attimo) e, nonostante il combo, il suono è decisamente ricco e ben calibrato. Alla terza chitarra (scopro che si chiama "Plain") mi sono già convinto che queste sono chitarre di lusso, di quelle che si "cade in tentazione". Sono corredate da due possibili custodie: una Jig bag sottile e robusta tipo custodia di fucile, oppure una semirigida che chiamano Safety shell. Bella la forma - con sagomatura su un solo lato, ma un pò scomoda da portare in spalla e da appoggiare.Io preferisco la Jig bag.
A questo punto li ho sfidati! Ho chiesto ai "genitori/costruttori" della Noah di realizzarmi un modello che è sempre stato il mio sogno nascosto nel cassetto: Thinline in alluminio lucido con pickguard pure in alluminio lucido (grande effetto sul palco), manico in acero ( Americano della Wormouth, a raggiatura composta ), meccaniche Sperzel, pick-up SD hot rails humbacker sia al manico che al ponte e per finire piezo (M. Christian); le sellette sono le stesse del modello standard, così dal di fuori non si vede niente. Grazie al doppio push montato sul potenziometro del filtro, passo con agilità dal suono elettrico all'acustico senza troppi interruttori e cambi di volume o tono. Dopo qualche settimana Noah fa nascere il modello che poi prenderà il mio nome W.M.Dal vivo la uso con un Mesa DC3 e mi è capitato di "spettinare" più di un "cucciolo del Rock". Il bello del concetto Noah, è che ogni chitarra deve essere un piccolo capolavoro, anche la più economica, non viene relegata a chitarra "povera" (quindi assemblata alla spicciolata), ma viene costruita e trattata con la medesima cura della Noah  più sofisticata ed accessoriata. Infatti, ogni musicista può decidere, al di là dei modelli standard, di personalizzare la sua Noah in modo tale da suonare per davvero in modo unico ed originale! Per questo motivo i costruttori della Noah più che essere dei venditori, sono degli appassionati che consegnano il loro gioiellino ai musicisti che possono comprendere e valorizzare tutte queste preziosità. Un grande liutaio di fiducia, Camillo Sampaolo di Milano (per intenderci, è il liutaio tra i più ricercati nell'ambiente dei Big Session Men italiani), le assembla e ne cura tutti i particolari prima di consegnarle al loro lavoro.

IL BASSO

 

Ho voluto provare anche il basso, una replica del Precision '51, anche questo un pò più sottile dell'originale, il ponte, la placca comandi e le manopole sono in acciaio e sono fatti a mano, monta un SD Quarter pound single coil attivo e piezo che si inserisce con un push push comandato dalla manopola del volume, il controllo dei toni è doppio con un pot coassiale, semplice ma molto efficace.

Se aggiungete il manico in acero con tastiera in ebano e il pick guard pure in ebano potete capire che mi sembrava di girare in Jaguar. Nonostante un solo pick up la ricchezza e la varietà dei suoni è tale da accontentare qualsiasi tipo di musicista, compresi quelli che prediligono un suono "acustico"; il piezo indipendente è infatti a sua volta regolabile con un serie di cursori. la piccola consolle è nascosta nel corpo. I costruttori da questo punto di vista sono dei veri integralisti: non sopportano l'idea di avere comandi aggiunti che "rovinerebbero" l'estetica essenziale dei modelli a cui si ispirano. I commenti di chi le ha provate (e usate sia in concerto che in studio) sono stati fin qui positivi e spesso entusiasti e le Noah sono state apprezzate ugualmente da rockettari e jazzisti. L'unico problema è che non le si può avere immediatamente: essendo "fuoriserie" (a parte i modelli pronti e già esposti nei negozi) devono essere richieste con le specifiche desiderate ed eventuali decorazioni o altre customizzazioni ed è pronta in tre mesi. Costo (tenetevi!) da L.4.000.000 in su (IVA esclusa) con custodia.

credits